Vivere…

gennaio 7, 2009 at 1:36 pm (Filosofia&Zen, Pensieri sparsi)

L’amico Ricky farina mi ha scritto una LETTERA APERTA in rete e io gli ho risposto. Ecco ambedue gli scritti, le mie risposte sono in corsivo e con le virgolette:

Caro Silvano,

quando parli viene voglia di abbracciarti, e non solo, viene voglia
anche di abbracciare se stessi, la propria vita, darle un volto finalmente.
Un volto umano. Sono tuo amico, e lo sarò sempre.
Questa era la premessa essenziale. Ora però concedimi il lusso,
la libertà e il divertimento di criticarti.

“Carissimo Ricky,
è solo in una cultura servile che la critica viene considerata un fattore negativo, per quanto mi riguarda l’analisi critica appartiene al territorio dell’amore. Quindi…risponderò punto per punto alla tua cara lettera.”

Tu dici che la guerra ti ha fatto il dono di distruggere le scuole,
questo ti ha permesso un’infanzia libera da costrizioni,
sei rimasto un essere umano perché la scuola non ha potuto
corromperti, non ha potuto prosciugare in te la linfa vitale,
la naturale predisposizione dell’uomo alla felicità.

“E’ vero, lo dico e lo penso.”

Io non ho avuto questa fortuna, sono nato in un periodo
di “pace”: il 1969. Ho fatto tutto il percorso scolastico
fino a quel foglio di carta che chiamano laurea. Sono dottore.
Dottore in filosofia, quindi permettimi di “curarti”.
La scuola, con tuttte le sue pecche, è stata per me un
grande insegnamento. Che cosa mi ha insegnato?

“Non è sufficiente il fatto che tu sia dottore per far scattare i meccanismi della cura. E’ necessario anche che io sia malato o mi consideri tale.
Ma poiché sei dottore in filosofia sottopongo volentieri il mio pensiero alle tue “cure”.

La scuola mi ha insegnato a conoscere meglio gli esseri umani,
è stato un luogo privilegiato di osservazione, c’era il
secchione, il delatore, l’arrivista, il lecchino, la racchia,
l’ignorante, la più bella della classe, e così via.
C’era il professore giusto, e quello ingiusto, c’era
il professore noioso, ma anche quello brillante che
sapeva appassionarti alla sua materia di insegnamento.

“Pensa se invece di trascorrere quelle interminabili ore tra i banchi delle scuole medie inferiori tu avessi potuto giocare nei parchi, insieme a miriadi di altri ragazzi come te (come avviene in Kirghisia) e pensa se invece di stare ad ascoltare un sapere omologato per ben cinque anni tu avessi potuto confrontarti con migliaia di persone su questo o quell’argomento, in una comunità umana capace di relazionarsi e appassionata alla ricerca delle verità elementari. Ora sapresti tutto sul funzionamento del tuo corpo, sapresti come e a quale velocità ruotano gli astri e avresti negli occhi le bellezze reali del mondo, se solo ti fosse stato consentito di viaggiare, invece che startene seduto ad ammuffire o a tormentare i banchi della scuola. Anche le galere sono luoghi privilegiati di osservazione, anche lì, guarda caso ci sono i delatori, i lecchini e gli arrivisti.”

Gli esseri umani sono così:alcuni deludenti, altri sono
perenne fonte di stupore. Non tutti sono capolavori.
Non tutti vogliono essere felici, c’è anche un diritto
alla tristezza, all’insoddisfazione. Al rimpianto. E al
rimorso. E anche la tristezza può essere un capolavoro.

“Gli esseri umani per me non sono mai deludenti e ognuno di essi, per uno sguardo capace di amare è fonte di perenne stupore. Tutti sono all’origine dei capolavori ma poi molti nella trascuratezza e nella ferocia dell’omologazione vengono dannegguati, alcuni anche gravemente.
Ma un occhio capace davvero di amare anche da un frammento rimasto puo’ e sa risalire al capolavoro.
La massima eresia la pronunci, per fortuna inconsapevolmente, quando affermi che “Non tutti vogliono essere felici”.
La verità tragica dell’occidente è molto semplice. Anche se nessuno lo sa, il benessere dell’occidente ha come prezzo il malessere di interi popoli in agonia.
Il benessere dell’occidente ha come prezzo ogni giorno la morte di 35.000 bambini di fame. E cio’ fa sì che, anche se nessuno lo sa, tutti non osino neppure pronunciare la parola felicità sull’oceano di dolore che li circonda”.

La tua Utopia prevede un’organizzazione sociale
dove l’uomo sia libero, libero di soddisfare i bisogni
primari per dedicarsi a quelli secondari (che sono
i veri bisogni essenziali) come l’arte e il gioco.
Ma l’arte e il gioco hanno valore proprio perché
si contrappongono all’attuale struttura sociale,
ne svelano l’inganno, mettono alla berlina le sue
ipocrisie, le sue malformazioni, le sue disfunzioni,
ribaltano la tavola dei valori condivisi, l’arte e il
gioco ci aiutano a vivere il tempo in modo diverso,
un tempo fatto di attese, sospensioni liriche,
libertà espressive, e non più e non solo il tempo
industriale, dominato dallo spettro dell’utilità,
dove ogni gesto deve avere per forza uno scopo.
L’arte e il gioco ci donano il mistero della presenza.
Essere presenti, anche a un appello scolastico,
inseriti in un registro, è sempre un’emozione.

“Il fatto che tu ritenga la liberta’ un’utopia ti può suggerire quanto sei lontano da te stesso, visto che la libertà è il respiro della creatività e che la libertà, come insegnano gli animali, gli alberi e i fiorellini è l’abito naturale di ogni cosa. Soddisfare i bisogni primari non appartiene alla libertà ma al diritto che ogni essere umano ha di nutrirsi senza eccessivi sacrifici, per poter poi spiccare il volo nello spazio della creatività e della vita.
Il luogo comune che “senza lotta non si conquista la libertà” è un vecchio slogan piccolo borghese per far credere che la libertà non sia un diritto elementare ma un premio per chissa’ quali vittorie. Nessun animale deve lottare per liberarsi da una corda che lo tiene legato se nessuno lo lega.
Certo essere “esistenti” anche in una società che nega la vita è qualcosa rispetto all’essere già morti, ma pensa come è più emozionante essere presenti a un gioco nel verde del parco piuttosto che essere presenti all’appello pseudomilitaresco dell’aula.
Certo mi piacerebbe tingerti lo sguardo di amore perché tu potessi “vedere” nelle tue parole lo stigma e le ferite a volte quasi mortali che ti hanno lasciato le tue esperienze scolastiche, fino a farti ritenere con orgoglio il beneficio di essere inserito in un registro scolastico, paurosamente simile alle famigerate liste di proscrizione.”

Questa è la vera Utopia:lottare per preservare
in noi il senso ineffabile della presenza.
Ma senza lotta non c’è libertà, la libertà è
una conquista, anche feroce, e ha sempre
bisogno di un nemico, di un oppositore, di un
avversario, e quindi io spero che la tua Kirghisia,
la tua Utopia, non si realizzi mai, perché
l’Utopia dever restare un non-luogo, una
terra promessa, un sogno verso cui tendere.
L’inferno riscalda il cuore. Il paradiso lo gela.

“Io non credo né all’inferno né al paradiso, ma penso che questi due luoghi simbolici ben esprimano gli stati dell’animo nel corso della vita.
Credo che inferno e paradiso non siano separati ma che siano profondamente comunicanti e che ogni persona sia semplicemente premiata o punita per ciò che sceglie di essere, insomma per cio’ che è.”

Non voglio un mondo di esseri umani, voglio
un mondo di ragionieri, architetti, medici, fabbri,
infermieri, registi, idraulici, attori, e chi più ne ha
più ne metta, voglio che il talento e le inclinazioni
di ognuno siano presenti nel mio quotidiano.

“Questa frase che, solo perché sono certo di amarti, posso definire per cio’ che è, ovvero un pensiero perfettamente nazista mi dimostra la tua innocenza. Pensa “Non voglio un mondo di esseri umani…” (GHOEBBELS si dev’essere assestato nella tomba quando hai scritto queste parole)
Io le attribuisco, come il fumo di chi fuma, semplicemente all’ignoranza e amandoti, aggiungo, a una ignoranza innocente.

L’essere umano di per sé non significa nulla.
L’essere umano si declina secondo le sue aspirazioni.
I suoi limiti, le sue qualità.

“L’essere umano è, anche solo come macchina biologica, il più perfetto e sconvolgente che la natura abbia sino ad oggi determinato. Ho proprio in questi giorni fatto domanda ufficiale alle Nazioni Unite perché l’essere umano (intendo ogni e qualsiasi essere umano) venga proclamato “Patrimonio dell’Umanità”. I capolavori non si declinano, si contemplano.”

L’essere umano è un progetto, un tentativo.
Forse è l’Irrealizzabile, ma proprio per questo
prezioso, e degno di essere perseguito.
La vita non è né bella né brutta:è originale.
Così diceva Italo Svevo.

“La vita, per quanto credo di aver capito, è un mistero, un sublime mistero e dire che un mistero è originale puo’ anche significare non conoscere la vastità del mistero o l’esigua misura dell’originalità.”

Caro Silvano, lotteremo assieme contro chi vuole
sottomettere l’uomo, la sua verità, contro chi
vuole ingannarlo, deprivarlo, sterilizzarlo, ma
dobbiamo essere consapevoli che la nostra
presenza al mondo è gratuita, senza significato,
paradossale, assurda. Siamo organismi deliranti.
Animali eretici, anche il solo fatto di interrogarsi
sul senso della vita è di per sé uno scandalo.
Un fiore, una pietra, non si pongono domande.
La nobiltà dell’uomo consiste in questa sua
disperata ricerca di una risposta che non arriverà
mai. Se mai ci sarà una società più giusta
dove tutti potranno nutrirsi, avere un tetto e
giocare e fare l’amore liberamente, se mai questo
accadrà che cosa resterà dell’essere umano?

“Finalmente nel finale riemerge il tuo forte temperamento poetico. Ma poi subito punisci la tua grandezza chiedendoti cosa accadrebbe dell’essere umano se avesse garantita una risposta ai suoi bisogni elementari. Gli resterebbe di incominciare finalmente a vivere, caro Ricky e non confondere mai più la vita con la semplice, tribolata esistenza.”

Resterà la sua pura presenza al mondo, una
nudità senza scampo, una trasparenza così
crudele che pochi la sopporteranno, perché l’utopia
in realtà è il regno del “libero suicidio”.

“Il fatto è che noi siamo oggi circondati e anche gradevolmente da innumerevoli ex-utopie, senza la realizzazione delle quali anche tu saresti in forte disagio. Te ne dico alcune? La luce elettrica, l’aereo, la possibilità di parlarsi a migliaia di chilometri di distanza… etc.
Una sana utopia è quella che contiene i germi della propria realizzazione ed è il regno della vita. Altrimenti un’utopia irrealizzabuile è,come dici bene tu, il regno del “libero suicidio”.

Con infinita amicizia,
Ricky Farina

“Con infinito amore,”
Silvano Agosti

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Tutto quello che non sai è vero!

febbraio 19, 2008 at 11:36 am (Filosofia&Zen, Fun, Parla Mento, Pensieri sparsi)

Ci vuole un salto, una illuminazione per vedere la luce, per sapere la verità. La nostra mente è rinchiusa in confini angusti. La stampa e la televisione ne sono i guardiani. La nostra onestà ci impedisce di capire. Una persona onesta crede che anche gli altri si comportino nello stesso modo. Più o meno. Ci sono cose che si rifiuta di pensare. La reazione alla verità è lo stupore. La tipica frase di circostanza è: “Non è possibile”. La verità non si può sapere con i cinque sensi. Va cercata in modo trascendente. Bisogna sorprenderla, immaginarla, crearla con il pensiero. Qualunque sia il risultato sarà più reale della realtà preconfezionata nella quale crediamo di vivere.
Esistono delle tecniche grillozen per arrivare alla illuminazione:
1. Rovesciare l’informazione nel suo opposto (esempio: gli inceneritori non hanno effetti sulla salute = gli inceneritori causano tumori)
2. Immedesimarsi nei mentitori di professione partendo dai casi più semplici per arrivare ai più complessi. (esempio: ascoltare 100 volte il discorso di Mastella in Parlamento in difesa della moglie Sandra agli arresti domiciliari). NB: La tecnica comporta dei rischi: iniziare subito con lo psiconano può essere fatale.
3. Leggere un programma elettorale a caso ad alta voce senza sghignazzare davanti allo specchio alla luce di una candela. (esempio: il contratto con gli italiani o i 208 punti dell’Ulivo)
4. Pensare sempre per il peggio. Chi pensa peggio non teme sorprese. Può vivere tranquillo. Che altro gli può capitare?
(esempio: lo Stato farà bancarotta. I titoli di Stato saranno congelati. L’Italia uscirà dall’euro e i nostri capitali saranno polverizzati)
5. Chiedere a degli amici di immobilizzarci davanti alla televisione con gli occhi aperti da pinzetta come nel film: “Arancia Meccanica”. (esempio: selezionare i programmi di informazione con Ferrara, Riotta, Fede, Feltri, Mazza, Vespa, Mentana)
6. Leggere la propria busta paga e confrontarla con quella di qualche anno fa. Ripetere l’esercizio con lo scontrino della spesa. E’ di aiuto ascoltare Tremonti, Brunetta e Visco in sottofondo.
Praticate e diffondete queste tecniche senza abusarne.

Tratto dal Blog di Grillo.

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Io sono quello

maggio 21, 2007 at 12:30 am (Filosofia&Zen)

Nisargadatta Maharaj – – http://it.wikipedia.org/wiki/Advaita

Tratto da “IO SONO QUELLO”

 

I (interrogante) : Mentre dormo io non sono, e il mondo continua.

M (Maharaj) : Come lo sai?

I (interrogante) : Me ne accorgo al risveglio, la memoria mi avverte.

M (Maharaj) : La memoria è nella mente, la mente nel sonno continua.

I (interrogante) : E’ temporaneamente sospesa.

M (Maharaj) : Ma la sua immagine del mondo non è influenzata. Fin quando c’è la mente, c’è il corpo e c’è il mondo. Il tuo mondo è soggettivo, circoscritto alla mente, frammentario, temporaneo, personale, e legato al filo della memoria.

I (interrogante) : E il Vostro è così?

M (Maharaj) : Oh no. Io vivo in un mondo di realtà, non di immaginazioni come il tuo. Il tuo mondo è strettamente privato, non puoi parteciparlo a nessuno, nessuno può varcarlo, vede come tu vedi, ode come tu odi, vibra alle tue emozioni e pensa i tuoi pensieri. Sei solo, murato nel sogno cangiante, che scambi per la vita. Il mio è un mondo aperto e accessibile. In esso c’è comunione, intuito, amore, vera qualità; l’individuale coincide con l’universale, e viceversa. Tutti sono uno, e l’Uno è tutti.

I (interrogante) : Il Vostro mondo è pieno di cose e persone come il nostro?

M (Maharaj) : No, è pieno di me.

I (interrogante) : Ma vedete e ascoltate come noi?

M (Maharaj) : All’apparenza si; ma l’udire, il parlare, l’agire accadono in me come in te il digerire e il sudare. Ci bada la macchina del corpo-mente, e mi lascia da parte. Come non hai bisogno di occuparti della crescita dei capelli, così io, di parole e azioni. Accadono e non mi toccano, perchè nel mio mondo non c’è mai niente che vada male.

 

…..

I (interrogante) : Il mio quesito è semplice: vedo cose d’ogni genere e capisco che ognuna debba avere una o più cause. Dal vostro punto di vista lo negate: nel senso che, se niente è, la questione della causa non si pone. Tuttavia sembrate ammettere che le cose esistano. E qui non vi seguo più: se accettate il principio di esistenza, perché negate quello di causa?

M (Maharaj) : Come sai che il film sullo schermo è solo luce, così io vedo e so che tutto è coscienza.

I (interrogante) : Ma i moti della luce non hanno una causa?

M (Maharaj) : La luce non si muove affatto. Sai molto bene che è un effetto illusorio, una serie di intercettazioni e di colori nella pellicola. È la pellicola, che si svolge: e la pellicola è la mente.

…..

 

I (interrogante) : Il mondo in cui viviamo è parziale e soggettivo. Sia pure. Ma voi? In che genere di mondo vivete, voi?

M (Maharaj) : Il mio mondo è come il tuo. Vedo, odo, sento, penso, parlo e agisco in un mondo che percepisco come te. Per te è tutto, per me è quasi niente. Sapendo che il mondo è una parte di me, non gli bado più di quanto tu badi al cibo che hai mangiato. Mentre lo prepari e lo mastichi, è ancora separato da te, e l’hai presente; ma una volta ingoiato, non ci pensi più. Io ho ingoiato il mondo, e non ci penso più.

I (interrogante) : Non diventate completamente irresponsabile?

M (Maharaj) : Come potrei? Come posso ferire ciò che è tutt’uno con me? Al contrario, se non penso al mondo, tutto ciò che farò gli gioverà. Come il corpo mette a posto inconsciamente se stesso, così io, senza tregua, metto a posto il mondo.

I (interrogante) : Tuttavia siente consapevole dell’immane sofferenza del mondo?

M (Maharaj) : Si, molto più di te.

I (interrogante) : E che fate?

M (Maharaj) : Lo guardo con gli occhi di Dio e trovo che tutto va bene.

I (interrogante) : Tutto va bene? E le guerre, lo sfruttamento, il conflitto perenne tra il cittadino e lo Stato?

M (Maharaj) : Tutte queste sofferenze sono per mano d’uomo, e sta all’uomo porvi fine. Dio aiuta l’uomo mettendolo di fronte ai risultati delle sue azioni, e chiedendogli che l’equilibrio sia ripristinato. Il Karma è la legge che opera per la giustizia, è la mano guaritrice di Dio.

 

 

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Aikido: testamento di O’sensei

novembre 26, 2006 at 11:21 pm (Filosofia&Zen)

O’sensei –> http://www.aikido.it/pages/m_osensei.html

Siccome “AI” significa sia amore che armonia, decisi di chiamare la mia arte del budo, Aikido, sebbene ‘aiki’ sia un termine antico. La definizione degli antichi guerrieri del passato era fondamentalmente diversa dalla mia. L’Aiki non è una tecnica per combattere o sconfiggere avversari. E’ un modo di riconciliarsi col mondo facendo di tutti gli esseri umani una famiglia.
Il segreto dell’Aikido è quello di sintonizzarci con le leggi che muovono l’universo stesso. Chi ha scoperto il segreto dell’Aikido possiede l’universo dentro di sé e può dire: – Io sono l’universo.- Io non sarò mai sconfitto per quanto veloce sia l’attacco del nemico, e non perché la mia tecnica sia più veloce di quella dell’avversario. Non è una questione di velocità. Il combattimento è già finito prima che sia cominciato.
Quando un avversario cerca di combattere con me, è come se cercasse di attaccare l’universo stesso, deve rompere l’armonia dell’universo. Quindi dal momento che ha intenzione di attaccarmi è già sconfitto. Non si tratta di tempo, velocità o lentezza.
L’Aikido è non-resistenza. E dal momento che è non-resistente, è sempre vincitore.
Coloro che hanno la mente contorta e non-armonica, sono sconfitti in partenza.
Come armonizzare la propria mente, purificare il cuore ed essere in armonia con le leggi della natura? Dovrete prima fare vostro il cuore di Dio. E’ un grande Amore presente in ogni luogo e tempo dell’Universo.
Non troverete discordia nell’Amore né nemici. Una mente perversa, sospettosa dell’esistenza di un nemico non è coerente col volere Divino.
Coloro che sono in disaccordo con questo non possono essere in armonia con l’Universo. Il loro budo sarà quello della distruzione. Non un budo costruttivo.
Il competere nelle tecniche, vincere e perdere, non sono il vero budo. Il vero budo non conosce sconfitte. Nessuna sconfitta significa nessun combattimento.
Vincere significa vincere la distorsione nella vostra mente. E’ portare a termina la vostra più alta missione.
Tutto ciò non solo teoria. Voi potete metterla in pratica e sperimenterete il grande potere dell’essere uno con la Natura.
Non guardate negli occhi dell’avversario o la vostra mente sarà risucchiata nei suoi occhi. Non guardate la sua spada, o sarete uccisi da essa. Non guardate lui, o il vostro spirito sarà distratto. Il vero budo è coltivare l’attrazione mediante la quale condurre totalmente a voi chi vi si oppone. Tutto ciò che devo fare è restare in piedi in questo modo.
Non importa che un avversario tenti di colpirmi alle spalle, quando attaccherà, colpendo, ferirà se stesso a causa della sua volontà di colpire. Sono uno con l’universo, e niente altro. Quando sono in piedi, scorre in me. Non esiste altro dietro Ueshiba dell’Aikido – solo l’Universo così com’è.
Non esistono nemici per Ueshiba dell’Aikido. Vi state sbagliando se pensate che budo significhi avere avversari e nemici, essere forti ed annientarli. Non ci sono né avversari né nemici per il vero budo. Il vero budo è essere uno con l’Universo; è ciò che si chiama essere uniti col centro dell’Universo.
Una mente versata alla pace di tutti gli esseri umani è necessaria in Aikido, non la mente di chi vuole essere forte o di chi pratica solo per annientare un nemico.
Quando qualcuno mi chiede se i principi dell’ Aiki vadano intesi come una religione, rispondo: ‘No’. I veri principi del mio budo sottolineano le religioni e le completano
Io sono calmo comunque e dovunque sia attaccato. Non ho attaccamento alla vita o alla morte. Lascio tutto ciò a Dio. Siate distaccati dalla vita e dalla morte, fate che la vostra mente lasci ciò a Lui, non solo quando venite attaccati, ma anche nella vostra vita quotidiana.
Il vero budo è un processo d’Amore. E’ dare la vita a tutti gli esseri e non uccidere e lottare gli uni contro gli altri. Amore è la supervisione divina del tutto. Nulla può esistere senza di esso. Aikido è realizzazione dell’amore.
Io non sono compagno agli uomini. Di chi, lo sono, quindi? Di Dio. Il mondo soffre perché la gente è legata a se stessa, dice e fa cose stupide. Il bene e il male sono una sola cosa al mondo. L’Aikido abbandona ogni attaccamento, non chiama le cose buone o cattive. L’aikido promuove la crescita costante e lo sviluppo e concorre al completamento dell’Universo.
In Aikido controlliamo la mente dell’avversario prima di fronteggiarlo. Ecco come lo portiamo a noi. Viviamo attratti dalla spiritualità, suggerendo un’interpretazione totale della visione del mondo. Preghiamo continuamente che non vi siano combattimenti. Per questo motivo , le competizioni sono rigorosamente vietate nell’Aikido. Lo spirito dell’Aikido è quello dell’attacco amorevole e della riconciliazione pacifica. A tale scopo uniamo gli antagonisti con la forza dell’amore. Attraverso l’amore possiamo purificare gli altri.
Vogliate intendere l’Aikido prima come budo poi come mezzo per costruire la Famiglia del Mondo. L’Aikido non è per una singola nazione o per qualcuno in particolare. Il suo unico fine è di eseguire la volontà di Dio.
Il vero budo è la protezione amorevole di tutti gli esseri con spirito di riconciliazione. Riconciliazione significa permettere ad ognuno di portare a termina la propria missione
La Via significa essere uno con il volere divino, e metterlo in pratica. Se siamo anche appena lontani da tutto ciò, non è più la Via.
Possiamo dire che l’Aikido è un modo di spazzare via i demoni con la sincerità del nostro respiro anziché con la spada. Come dire, trasformare la mentalità negativa del mondo, nel mondo dello spirito. Questa è la missione dell’Aikido.
Quando le menti maligne saranno sconfitte e lo Spirito sorgerà vittorioso, allora l’Aikido avrà dato i suoi frutti su questa Terra.
Senza budo una nazione va in rovina, perché il budo è la via della protezione amorevole e fonte delle attività della scienza.
Chi vuole studiare l’Aikido dovrebbe aprire la mente, ascoltare la sincerità di Dio attraverso l’Aikido e praticarla. Dovreste capire la grande purificazione dell’Aiki, praticarla e migliorarla senza sosta. La volontà inizierà a coltivare il vostro spirito.
Voglio che le persone rette ascoltino la voce dell’Aikido. Non per correggere gli altri ma per correggere la propria mente. Questo è l’Aikido. Questa è la missione dell’Aikido e dovrebbe esserlo anche per voi.

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Ancora Koan

ottobre 9, 2006 at 11:15 pm (Filosofia&Zen)

Non il vento, non la bandiera

Due monaci stavano litigando a causa di una bandiera. Uno disse “La bandiera si muove!” L’ altro disse “E’ il vento che si muove!”

Il sesto patriarca si trovò a passare nei pressi. Disse loro “Non il vento, non la bandiera; è la mente che si muove.”

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Riflessione sul libero pensiero

ottobre 7, 2006 at 4:15 pm (Filosofia&Zen)

Stò leggendo in questi giorni (e stranamente sono già a metà in 2 giorni) un libro dal titolo “Benvenuti nel deserto del reale” di Zizek. Nelle prime pagine del libro c’è una citazione di Chesterton (personaggio a me sconosciuto) che mi ha stupito che dice:

“Possiamo dire francamente che il libero pensiero è la migliore garanzia contro la libertà. Concepita alla moda del giorno l’ emancipazione dello spirito dello schiavo è il miglior modo di impedire l’ emancipazione dello schiavo. Insegnategli a torturarsi per sapere se vuol essere libero e non si libererà mai”

Cioè in poche parole ragionate finchè volete ma obbedite.

A questo punto nel libro affronta questa problematica, se nella nostra epoca dobbiamo fare una scelta politica (a livello alto) quello che ci viene posto davanti è la scelta tra Democrazia e Fondamentalismo. Ovviamente per un occidentale è irragionevole scegliere il fondamentalismo e come conseguenza ovvia sceglie la Democrazia. Si sente tutti i giorni ai telegiornali quest’ opposizione…in realtà sono la faccia della stessa medaglia in quanto il fondamentalismo non è altro che un mostro creato dalla stessa democrazia che un tempo lo ha sostenuto..e ora questo mostro deve essere distrutto…vi ricorda niente Apocalypse now?

Possiamo dire anche che il fondamentalismo è la causa diretta della globalizzazione e che i liberali capitalisti globali sono anch’ essi dei fondamentalisti…quelli che chiamiamo fondamentalisti in realtà non lo sono…sono il prodotto del capitalismo globale, il modo in cui gli arabi si sono addattati alla globalizzazione.

Quindi, come dice Zizek nel suo libro, quello che risulta problematico, nel modo in cui l ideologia dominante ci impone questa scelta, non è tanto il fondamentalismo, quanto piuttosto la stessa democrazia, come se l’ unica alternativa al fondamentalismo fosse il sistema politico delle democrazie liberali parlamentari.

Cioè c’è il principio della scelta libera, ma devi fare la scelta giusta.

Zizek conclude dicendo che la vera scelta è tra il capitalismo e l’ Altro, rappresentato al momento da correnti marginali come il movimento anti-globalizzazione.

Cosa ne pensate?

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Koan

ottobre 5, 2006 at 1:47 pm (Filosofia&Zen)

Un monaco chiese a Fuketsu: “Senza parlare, senza silenzio, come puoi esprimere la verità?

Fuketsu osservò: “Ricordo sempre la primavera nella Cina del sud. Gli uccelli cantano in mezzo a  innumerevoli specie di fiori fragranti.”

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……

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Storia zen della settimana

settembre 24, 2006 at 1:50 pm (Filosofia&Zen)

La ciotola

Un novizio, appena entrato nel monastero, domandò al maestro Chao-chou: “Ti prego, spiegami che cosa devo fare per raggiungere l’illuminazione”.
“Hai mangiato la tua zuppa?”
“Si.”
“Allora, lava la ciotola.”

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Storia Zen della settimana

settembre 12, 2006 at 12:02 pm (Filosofia&Zen)

Inferno e paradiso

Un soldato che si chiamava Nobushige andò da Hakuin e gli domandò: ” C’è davvero un paradiso e un inferno?”.
” Chi sei? ” volle sapere Hakuin.
“Sono un samurai” rispose il guerriero.
” Tu un soldato! ” rispose Hakuin. ” Quale governante ti vorrebbe come sua guardia? Hai una faccia da accattone!”.
Nobushige montò così in collera che fece per snudare la spada, ma Hakuin continuò: “Sicché hai una spada! Come niente la tua arma è troppo smussata per tagliarmi la testa”.
Mentre Nobushige snudava la spada, Hakuin osservò: “Qui si aprono le porte dell’inferno! “.
A queste parole il samurai, comprendendo l’insegnamento del maestro, rimise la spada nel fodero e fece un inchino.
“Ora si aprono le porte dei paradiso” disse Hakuin.

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Storia Zen della settimana

settembre 1, 2006 at 11:57 am (Filosofia&Zen)

Ah si?

Il maestro Zen Hakuin era decantato dai vicini per la purezza della sua vita. Accanto a lui abitava una bella ragazza giapponese, i cui genitori avevano un negozio di alimentari.
Un giorno, come un fulmine a ciel sereno, i genitori scoprirono che era incinta. La cosa mando’ i genitori su tutte le furie.
La ragazza non voleva confessare chi fosse l’uomo, ma quando non ne pote’ piu’ di tutte quelle insistenze, fini col dire che era stato Hakuin.
I genitori furibondi andarono dal maestro, lo insultarono e gli imposero di mantenere la ragazza e il bambimo.
“Ah si?” disse lui come tutta risposta.
Quando il bambino nacque, lo portarono da Hakuin. Ormai si era preso la reputazione, cosa che lo lasciava indifferente, ma si occupo’ del bambino e della giovane con grande sollecitudine. Si procurava dai vicini il latte e tutto quello che occorreva al piccolo. Si mise inoltre a intrecciare un maggior numero di stuoie per poter mantenere i due nuovi venuti.
Dopo un anno la giovane – annoiata di vivere con Hakuin – non resitette piu’, si pentì e disse ai genitori la verita’: il vero padre del bambino era un giovanotto che lavorava al mercato del pesce.
La madre e il padre della ragazza, cosi come anche i vicini, andarono subito da Hakuin a chiedergli perdono, a fargli tutte le loro scuse e a riprendersi il bambino e la giovane.
Hakuin non fece obiezioni.
Nel cedere il bambino, tutto quello che disse fu: “Ah si?”.

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