HackMeeting 06

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Non sono riuscito ad andare all’ hackmeeting quest’anno anche se avrei voluto.

Comunque vi posto qui un riassunto di questo evento fatto dai ragazzi di A/I:

Hackmeeting 2006 : Nerd Pride!

Appuntamenti

Anche il nono hackmeeting e’ finito. In lista qualche fascistello cerca spazi di visibilita’ sperando di farsi digerire con un trolling esagerato, mentre nell’assemblea plenaria hacker di tutte le eta’ e di tutti i generi incrociano
pareri positivi e un grande slancio per il prossimo, decimo (dieci anni!) hackmeeting.

L’hackmeeting di quest’anno ha registrato un clima di cooperazione e di divertimento penso pari solo ai primi due hackmeeting, un sacco di pischelli, un sacco di gente che dava una mano attivamente, seminari interessanti, e gente
felice di beccarsi e chiacchierare di mille progetti. Non e’ ancora tempo di una valutazione piu’ organica (anche se gli spunti in assemblea finale ci sono stati e speriamo siano presto riassunti in una sintesi) ma certamente si puo’ dire che questa nona edizione ha ribadito che hackmeeting significa non solo hacking, ma soprattutto politica, autogestione e voglia di costruire un modo diverso di vedere e vivere la realta’ (checche’ ne dicano troll fascisti e
vecchi hacker in cerca di gloria sulla carta stampata per meglio pubblicizzarsi con i propri principali con e senza divisa).

Il collettivo di A/I al gran completo si e’ ritrovato in questi giorni all’hm (salvo due ancora in vacanza e un paio di malati di iperlavoro 🙂 e ha pensato che una delle cose meritorie da tramandare ai posteri fossero tutta una serie di
eventi che hanno segnato l’equilibrio mentale di tutti i presenti, scatenato valanghe di risate di cuore. Dopo questo preambolo si va a cominciare.

NERD PRIDE

In assemblea quest’anno il termine nerd ha fatto una figura notevolmente piu’ dignitosa che negli altri anni. Gli outing si sprecano.
Un giovane esordisce, per commentare l’organizzazione di quest’anno, con un: “io come nerd mi sono sentito rispettato”. Nerd Pride! e’ la risposta all’unisono dell’assemblea che poi concorda che la presenza femminile e’ stato un duro colpo che ha messo a repentaglio l’equilibrio nerd…. poveracci. A scanso di equivoci il solo hacklab TO ha rifiutato l’ingresso a due signorine che si erano proposte di allietarle con la seguente scusa: “abbiamo paura”.

Il Nerd Pride diventa elemento di valutazione nelle parole di uno degli hacari piu’ attivi quest’anno quando cerca di spiegare perche’ il concerto del venerdi’ era una cosa buona e giusta mentre quello di sabato e’ stato un po’ meno
simpatico (nonostante la buona volonta’ dei partecipanti): “scusate, venerdi’ c’erano degli scombinati che mettevano techno, la dance hall era piena e c’erano tutti i nerd che ballavano di nascosto dalle occhiate delle femmine 🙂 ; sabato
c’era il raggae altissimo e tutti i nerd erano nascosti nelle stanze di sopra; me li hanno spaventati bastardi!”
L’immagine di un branco di nerd dai 14 ai 50 anni nascosti dietro il loro sacco a pelo terrorizzati da un dj set raggae e’ qualcosa di difficilmente immaginabile ma vi assicuro che vi sareste spanciati dalle risate.

NOTORIETA’

Un giovane punk dalla faccia acqua e sapone ma con cresta arriva all’hackmeeting sabato alle 8.00 di mattina. Al tavolo di ingresso nessuno lo ferma, e’ troppo presto per gridare: “OBOLO!”.
Si aggire per lo stabile di via buffolara, sosta in cortile, prende coraggio.
Poi determinato si avvicina al tavolo dell’ingresso dove due figuri gonfi siedono decidendo quando andare a fare la seconda colazione (la prima gia’ passata da BEN 20 minuti):
– Mi scusi, lei e’ blicèro?
– Lei chi scusa? Io sì.
La risposta sconcerta il giovane che ferito nei suoi più intimi sentimenti si allontana rintanandosi tra i nerd per il resto della due giorni.

ELETTRICITA’, ACQUA, E ALTRI SERVIZI PRIMARI

L’occupazione il primo giorno va che e’ una favola, e subito un po’ di gente si attiva per allacciare elettricita’ e acqua.
Per quanto riguarda l’elettricita’ non c’e’ problema, dato che l’area e’ ancora fornita di una bella 380 in tensione. Un paio di morsetti e magnetotermici a ogni derivazione e siamo tutti felici. Se non fosse che un hacaro scimmiforme dall’indubbio talento ma alle volte dal poco senso del tempismo, quando vede due omini vestiti di blu dell’azienda elettrica non riesce a trattenersi dal mostrare loro il magistrale lavoro di allaccio hacker. Questa cosa consente ai
due omini di fare rapporto, aprendo una fase un po’ complicata nella gestione dell’allaccio che si conclude con una notte di veglia a guardia della centralina, sino a che l’allarme non cessa.
Mannaggia a cristo degli hacker vanesi 🙂

Per l’acqua i primi giorni non c’e’ nulla da fare. Si va a taniche da 30 litri.
Ma capite bene che lavare i pavimenti di centinaia di metri quadri, alimentare bagni e cucine per centinaia di persone non e’ una cosa facile una tanica alla volta.
A un certo punto la svolta. Un gruppo misto partenopeo bolognese parmigiano prende in mano la situazione e a colpi di piccone nottetempo disfa la traccia del cantiere che li’ accanto sta rifacendo la strada, vi pone un tubo dell’acqua
e poi ricopre la traccia come se fosse nuova.
Nella foga scatta il piano di alzare anche la parte di selciato in mattonelline rosse da esterni pregiati e di interrare il tubo integralmente, ma il folle protagonista di questa ossesisone da picconata viene fermato dalla ragionevolezza hacara degli altri al grido di: “no aspetta, forse dobbiamo interrare altro, vediamo cosa succede!”.
Una volta collegato tutto e’ il momento magico della connessione con il tombino a 12 atmosfere. Prima pero’ il leader della locale iniziativa idrofila decide di sciacquarsi la faccia: si avvicina furtivo al tombino, e accenna ad aprire il
rubinetto dello snodo solo per fare uscire due goccine per lavarsi il musino.
Il getto a 12 atmosfere si alza per circa 20 metri in altezza: un geyser portentoso, che il nostro eroe si affretta a interrompere chiudendo il rubinetto… Mentre tira un respiro di sollievo qualche decina di litri d’acqua cadono da 20 metri sul poveretto che finalmente dopo i primi giorni a taniche puo’ farsi una doccia meritata.
A questo punto lasciato da parte ogni pudore per l’allaccio abusivo, si iniziano a tappare le falle che compaiono in tutto l’edificio come piccoli geyser che non danno tregua per tutta una giornata alla squadra idraulica.
Finito di tappare tutto e allacciato il tubo, passa un individuo con una giacchetta gialla del cantiere al quale chiediamo: “e’ un problema il tubo?”.
La risposta e’ perfetta, anche se ci si impiega un po’ ad apprezzarne la sicula garanzia: “quale tubo?” risponde scavalcando in un balzo il tombino da cui sporge una asola ricavata dagli ultimi 2 metri di tubo abusivo arrotolato su se’ stesso.
Perfetto, siamo insgamabili 🙂

L’HM E I GIORNALISTI

E’ vero che gli hackmeeting hanno un approccio un po’ primitivo ai giornalisti, ma e’ anche vero che basta saperli prendere. Certo l’attitudine della veterana de La Stampa o del Corriere non aiutano a migliorare i rapporti, ma
fortunatamente esistono anche molte eccezioni come Tele Ducato, o Riccardo Bagnato de La Repubblica.

Esistono anche esemplari dell’Homo Sapiens Amanuensis che riescono a tirare fuori tutta la crudelta’ e il sarcasmo dell’Homo Sapiens Tecnicus: una signorina non troppo sciolta viene abbindolata e risulta essere l’unica di questo
hackmeeting ad aver portato un collare con un pezzetto di carta con scritto “giornalista attenzione”. La poveretta e’ stata affrontata dal sarcasmo hacaro contro il quale non aveva nessuna protezione: dopo un’ora che nessuno le parlava e la faceva entrare ai seminari, si e’ seduta all’esterno. Alcuni hacari impietositi dalla sua condizione di reietta le hanno detto che poteva levarsi il cartellino che era una stupidaggine. Le sue prime domande ci hanno fatto subito pentire: “ma si puo’ occupare un sito in rete? cioe’ come avete occupato questo posto?” “ma cos’e’ un hacker?”.
Era troppo tardi per suicidarsi, ma siamo sicuri che la serata che ha passato ubriacandosi insieme agli hacari durante il concerto le abbia fatto molto meglio che provare a scrivere un articolo di buona volonta’ ma poca sostanza.

Ma il top lo raggiunge un sedicente giornalista di Mantova. Viene affrontato dal capo indiscusso della Banda del Sarcasmo. Il dialogo e’ all’incirca (virgola piu’ o virgola meno) il seguente. Le maiuscole NON sono un aggiunta di questo vostro umile servo:
– Salve sono un giornalista di Mantova.
– Ah. Lei e’ un Giornalista. Lavora per un giornale?
– Non proprio.
– Ma le e’ stato chiesto di scrivere un articolo?
– No.
– Ma lei scrivera’ un articolo?
– Non so. Forse.
– Ma noi non abbiamo tempo da perdere allora.

La faccia del giornalista e’ impagabile. Preso da misericordia il leader della Sezione Sarcasmo lo accompagna e lo stordisce di nozioni e concetti hacari (e forse anche di fialette puzzolenti). Quando lo riaccompagna all’uscita lo
sguardo del tipo e’ sull’orlo della follia.

– Quindi scrivera’ un articolo?
– Penso di si.
– E’ stato interessante
– Si. Si. Ora vado
– Ma e’ sicuro, non vuole restare ancora un po?
– Si. Si. Ora vado grazie.
– Ma e’ sicuro che scrive l’articolo?
– Si. Boh. Non lo so. Mi dica lei.
– Guardi, a noi non piacciono i giornalisti, non abbiamo mica tempo da perdere
se poi non ha capito non lo scriva.
– Allora non lo scrivo?
– E mi ha fatto perdere tutto sto tempo?
– Allora lo scrivo.
– Se ne assume la responsabilita’.
– Allora non lo scrivo.
– Beh, allora che e’ stato qui a fare?
– Allora lo scrivo.
– Si ricordi che siamo hackerz.
– Beh, adesso vado. Grazie lo stesso.
– Prego.

Il sorriso del capo della Banda del Sarcasmo e’ un rasoio 🙂
L’aria abbattuta del poveraccio che lavora a Mantova parla di una impossibilita’ di comprendere quello che ha subito 🙂

HACARI, SBIRRI, POLITICA

Giovedi’ 31 agosto, il giorno prima dell’inizio dell’hackmeeting, con l’area di via Buffolara gia’ gremita di oltre 10 persone e 50 nerd, il prefetto decide di far vedere cosa vale. Convoca un mai sentito prima comitato per la sicurezza e
la salute pubblica e redige un ordine di diffida dall’occupare l’immobile.
Il dirigente della DIGOS locale viene a consegnarlo senza troppa convinzione con un atteggiamento della serie “anche io sono un compagno” che fa pisciare addosso meta’ palazzo. L’incipit della discussione e’ da antologia:
“ragazzi ho qui una diffida da consegnarvi, poi lo so che non ve ne fate nulla, ma prendiamoci tutto il tempo che serve per spiegarci per bene”.
Meta’ di noi con in mano un cacciavite e l’altra meta’ con un coltello con ancora la buccia delle patate, lo guardiamo straniti al termine “ci” e al termine “tutto il tempo”.
Alla fine della fiera il signor DIGOS ci dice che lui non puo’ negoziare, ma che il comitato offre due spazi, anche se si rende conto che e’ troppo tardi e che basterebbe una garanzia che lo spazio non diventa occupato permanentemente per tranquillizzare un po’ tutti. Pero’ lui non puo’ negoziare, “ve lo sto dicendo da cittadino che passa di qui per caso”. Con un auto della digos e portando una diffida. Certo.

A seguito di questo, la sezoine locale di Rifondazione Comunista decide di venire a rendersi utile all’Assemblea di gestione dell’Hackmeeting quella sera stessa. Il responsabile locale, per sua stessa ammissione interessato all’hacking anche prima di venire da noi la sera, dice che loro storicamente hanno sempre aiutato tutti in tutti i modi perche’ amano essere simpatici.
“Che poi, diciamoci la verita’, il questore, sara’ uno sbirro, sara’ questo sara’ quell’altro, ma e’ sempre un napoletano, per cui si aggiustera’ tutto”.
L’unico partenopeo presente a queste parole cerca di ridursi in dimensioni a quelle di un ragno e di scappare, ma l’esponente che ci vuole aiutare a tutti i costi non molla: “anzi noi del partito siamo cosi’ contenti che siete qui che
potremmo farlo tutti gli anni, cioe’, non dovete organizzarlo voi, lo organizziamo noi e voi ci venite, che ne dite?”. La risata e’ fragorosa e senza offesa, ma l’assemblea si scioglie.

Il partenopeo presente viene continuamente apostrofato con un “alla fine, che vuoi, sei sempre un napoletano!”.

Ma il meglio deve ancora venire. Grazie all’attivazione di tutti, il prefetto capisce che la sua operazioncina di immagine non sta andando tanto bene e che staccare 500 nerd dalla tastiera non e’ un impresa che si possa portare a
termine con l amisera celere di parma. Desiste quindi dalle intenzioni bellicose e con un completo cambio di strategia si offre come paladino dell’hackmeeting.
Il nostro signor DIGOS si presenta la mattina a darci la lieta novella della cessazione dello scassamento di cazzo da parte delle forze dell’ordine:

– bene. si e’ tenuta una seconda riunione e si e’ deciso che non c’e’ nessuna
intenzione di intervenire.
– beh, direi che non avevate un’idea di come far schiodare 500 perosne dai
monitor.
– no, ma che dice, e’ che capiamo il valore dell’evento!
– certo.
– anzi, se per caso qualche vicino fa qualche scherzo o qualcuno si accoltella
qui e passa una volante che vi da fastidio, ci chiamate che la facciamo andare
via…
– e il tipo accoltellato?
– beh, vediamo cosa si puo’ fare senza sirene e lampeggianti… vedo di venire
io… ma e’ un caso ESTREMO.
– bah…. arrivederci.

Dovete sapere che nelle precedenti due nottate il solito hacaro scimmiforme talentuoso ma con poco spirito di misura in compagnia di altre scimmie tecnofile si sono riusciti a inventare un apparato per sucare la banda di qualche
poveraccio per dare connettivita’ all’hackmeeting.
Per due notti si sono recati su un albero al lato della massicciata del treno e hanno insediato due access point collegati a due batterie di emergenza che servivano per fare il ponte wi-fi.
Ripeto l’immagine: due individui vestiti di nero che piazzano un aggeggio su un albero di fianco a un traliccio della milano bologna.

Quindici minuti dopo il precedente colloquio, il signor DIGOS ritorna:
– salve ragazzi scusate ma abbiamo un problema.
– un altra volta, e che cazzo? manco 15 minuti.
– no. vedete, e’ che l’antiterrorismo ha fatto uscire gli artificieri per una cosa che penso
sia vostra…

Lo sguardo sul volto di chi sta tenendo questa discussione e’: “artificieri? nostra? noi buoni, ricorda?”

– si tratta di una scatola circuitata nei pressi della ferrovia che stanno per fare brillare, ma ho pensato che fosse roba vostra e allora ve lo sono venuto a chiedere… e’ vostra?
Pensiero: Si? No? Forse?
A labbra strettissime:
– S-si.
– Ah ok, allora li fermo che senno’ la fanno esplodere. Ma cos’e’ ?
Pensiero: e adesso?
– Sa, noi abbiamo una rete interna e usiamo quella scatola per condividere quello che abbiamo con tutti!
– Ah bravissimi. Se ne dovete mettere altre pero’ avvisateci, cosi’ non escono gli artificieri.
– S-si arrivederci.

E fu cosi’ che evitammo di vedere la nostra connessione fatta brillare.

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